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A partire dalla seconda metà degli anni
novanta del Novecento è stato avviato nella nostra regione
un processo di trasformazione dei servizi sociali e sanitari volto
a consolidare le conquiste dello Stato sociale. Traguardo straordinario,
quest'ultimo, strettamente connesso con i valori democratici per
l'affermazione di nuovi diritti, tra cui quello alla salute, che
non andava tuttavia a colmare un vuoto totale. Sicuramente, in precedenza,
non si parlava di percorsi terapeutici, di continuità di
cura, di accreditamento, di universalismo in sanità, ma esistevano
importanti episodi di assistenza frutto di una sensibilità
ora pubblica, ora privata. Lo sviluppo assistenziale e sanitario
in Italia è stato segnato dalle vicende politiche e religiose,
le quali hanno fortemente influito anche sulla formazione e sui
destini dello straordinario patrimonio storico e artistico della
sanità costituitosi nel corso dei secoli. Tali beni hanno
vissuto periodi difficili: ogni cambiamento, ogni fase della loro
lunga storia ne ha messo a dura prova la salvaguardia e l'unitarietà.
E' sufficiente ricordare il passaggio dagli enti mutualistici e
ospedalieri all'odierno Servizio sanitario nazionale che, sul finire
degli anni settanta, prevedeva la titolarità dei patrimoni
in capo ai Comuni, e la nascita delle Aziende sanitarie nel 1994
che ha comportato una nuova definizione degli assetti patrimoniali.
La costituzione delle Aziende ha dato corso, almeno nella nostra
regione, a scelte di politica sanitaria finalizzate a offrire modalità
assistenziali aggiornate e differenziate nel livello, configurando
quindi un'organizzazione sanitaria non più prevalentemente
incentrata sull'offerta ospedaliera tradizionale, ma sulla costruzione
di percorsi terapeutici e riabilitativi e l'individuazione di adeguate
soluzioni funzionali che hanno trovato, e in parte ancora devono
trovare, la necessaria corrispondenza nelle strutture di erogazione
dei servizi.
Un difficile processo di trasformazione strutturale che avrà
inevitabili ripercussioni anche su quella parte del patrimonio delle
Aziende sanitarie rappresentata da straordinarie rilevanze urbanistiche
e architettoniche. Basti pensare a cosa rappresenta in termini di
costruzione, di spazi, di edifici, l'organizzazione di servizi sanitari,
in particolare quelli ospedalieri, in città come Bologna,
Piacenza, Ferrara, o agli interi "rioni" urbani, ben rappresentati
da insediamenti come quelli degli ex ospedali psichiatrici di Bologna,
Reggio Emilia, Imola. Si tratta di un patrimonio davvero imponente,
analogo a quello delle fabbriche dismesse e delle caserme, che può
diventare oggetto di importanti recuperi.
Per gran parte degli edifici ospedalieri storici della nostra regione
viene mantenuta la destinazione in ambito sanitario: vi sono ospedali
per acuti che tali rimarranno, in quanto gli adeguamenti strutturali
richiesti da una tecnologia sofisticata di diagnosi e cura e dall'alta
specializzazione appaiono compatibili con il rispetto delle preesistenze,
mentre per altri è stata attuata o è in corso una
riconversione finalizzata ad offrire, anche mediante un'offerta
residenziale, percorsi terapeutico- riabilitativi e assistenziali
nelle fasi post-acute. Sono così state costituite, per quanto
possibile nel rispetto del costruito, strutture innovative quali
le Residenze sanitarie assistenziali, ormai numerose nella nostra
regione, a cui vanno aggiunte, a titolo d'esempio, le trasformazioni
degli ospedali di Modigliana e Premilcuore in country hospital,
o anche quella dell'ospedale di Meldola in centro oncologico (hospice?????)
accenno a Bentivoglio? (struttura nuova).
Tra gli ospedali per acuti di rilevante interesse architettonico
storico che mantengono la destinazione originaria, possono essere
ricordati quelli di Piacenza e di Faenza, in provincia di Ravenna.
Nell'area ospedaliera di Piacenza, il cui nucleo originario risale
alla seconda metà del Quattrocento, sono in atto interventi
di ampliamento e riorganizzazione, nel rispetto delle preesistenze
storiche per le quali sono previsti interventi di restauro e recupero
e una destinazione a funzioni sanitarie, ambulatoriali, amministrative,
di servizio sia per il complesso ospedaliero che per tutta la cittadinanza.
Per Faenza si può dire che il processo di adeguamento - tecnologico,
impiantistico e di riorganizzazione degli spazi - è ormai
giunto a una fase conclusiva, riuscendo nel contempo a salvaguardare
e anche a valorizzare la parte ospedaliera monumentale. In questa
parte è tra l'altro in corso l'attuazione di un progetto
di valorizzazione e fruizione permanente delle collezioni d'arte
di pertinenza nosocomiale che troverà compimento a breve
con il pieno recupero della chiesa annessa, parte integrante del
complesso ospedaliero fondato intorno alla metà del Settecento.
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