RIUTILIZZAZIONI OSPEDALIERE

Giovanni BISSONI et Graziano CAMPANINI, région Emilie-Romagne, Italie

A partire dalla seconda metà degli anni novanta del Novecento è stato avviato nella nostra regione un processo di trasformazione dei servizi sociali e sanitari volto a consolidare le conquiste dello Stato sociale. Traguardo straordinario, quest'ultimo, strettamente connesso con i valori democratici per l'affermazione di nuovi diritti, tra cui quello alla salute, che non andava tuttavia a colmare un vuoto totale. Sicuramente, in precedenza, non si parlava di percorsi terapeutici, di continuità di cura, di accreditamento, di universalismo in sanità, ma esistevano importanti episodi di assistenza frutto di una sensibilità ora pubblica, ora privata. Lo sviluppo assistenziale e sanitario in Italia è stato segnato dalle vicende politiche e religiose, le quali hanno fortemente influito anche sulla formazione e sui destini dello straordinario patrimonio storico e artistico della sanità costituitosi nel corso dei secoli. Tali beni hanno vissuto periodi difficili: ogni cambiamento, ogni fase della loro lunga storia ne ha messo a dura prova la salvaguardia e l'unitarietà. E' sufficiente ricordare il passaggio dagli enti mutualistici e ospedalieri all'odierno Servizio sanitario nazionale che, sul finire degli anni settanta, prevedeva la titolarità dei patrimoni in capo ai Comuni, e la nascita delle Aziende sanitarie nel 1994 che ha comportato una nuova definizione degli assetti patrimoniali.

La costituzione delle Aziende ha dato corso, almeno nella nostra regione, a scelte di politica sanitaria finalizzate a offrire modalità assistenziali aggiornate e differenziate nel livello, configurando quindi un'organizzazione sanitaria non più prevalentemente incentrata sull'offerta ospedaliera tradizionale, ma sulla costruzione di percorsi terapeutici e riabilitativi e l'individuazione di adeguate soluzioni funzionali che hanno trovato, e in parte ancora devono trovare, la necessaria corrispondenza nelle strutture di erogazione dei servizi.

Un difficile processo di trasformazione strutturale che avrà inevitabili ripercussioni anche su quella parte del patrimonio delle Aziende sanitarie rappresentata da straordinarie rilevanze urbanistiche e architettoniche. Basti pensare a cosa rappresenta in termini di costruzione, di spazi, di edifici, l'organizzazione di servizi sanitari, in particolare quelli ospedalieri, in città come Bologna, Piacenza, Ferrara, o agli interi "rioni" urbani, ben rappresentati da insediamenti come quelli degli ex ospedali psichiatrici di Bologna, Reggio Emilia, Imola. Si tratta di un patrimonio davvero imponente, analogo a quello delle fabbriche dismesse e delle caserme, che può diventare oggetto di importanti recuperi.

Per gran parte degli edifici ospedalieri storici della nostra regione viene mantenuta la destinazione in ambito sanitario: vi sono ospedali per acuti che tali rimarranno, in quanto gli adeguamenti strutturali richiesti da una tecnologia sofisticata di diagnosi e cura e dall'alta specializzazione appaiono compatibili con il rispetto delle preesistenze, mentre per altri è stata attuata o è in corso una riconversione finalizzata ad offrire, anche mediante un'offerta residenziale, percorsi terapeutico- riabilitativi e assistenziali nelle fasi post-acute. Sono così state costituite, per quanto possibile nel rispetto del costruito, strutture innovative quali le Residenze sanitarie assistenziali, ormai numerose nella nostra regione, a cui vanno aggiunte, a titolo d'esempio, le trasformazioni degli ospedali di Modigliana e Premilcuore in country hospital, o anche quella dell'ospedale di Meldola in centro oncologico (hospice?????) accenno a Bentivoglio? (struttura nuova).

Tra gli ospedali per acuti di rilevante interesse architettonico storico che mantengono la destinazione originaria, possono essere ricordati quelli di Piacenza e di Faenza, in provincia di Ravenna. Nell'area ospedaliera di Piacenza, il cui nucleo originario risale alla seconda metà del Quattrocento, sono in atto interventi di ampliamento e riorganizzazione, nel rispetto delle preesistenze storiche per le quali sono previsti interventi di restauro e recupero e una destinazione a funzioni sanitarie, ambulatoriali, amministrative, di servizio sia per il complesso ospedaliero che per tutta la cittadinanza.

Per Faenza si può dire che il processo di adeguamento - tecnologico, impiantistico e di riorganizzazione degli spazi - è ormai giunto a una fase conclusiva, riuscendo nel contempo a salvaguardare e anche a valorizzare la parte ospedaliera monumentale. In questa parte è tra l'altro in corso l'attuazione di un progetto di valorizzazione e fruizione permanente delle collezioni d'arte di pertinenza nosocomiale che troverà compimento a breve con il pieno recupero della chiesa annessa, parte integrante del complesso ospedaliero fondato intorno alla metà del Settecento.