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L'azione benefica e salutare del mare fu conosciuta fin dall'antichità:
Areteo di Cappadocia, Celio Aureliano e Cornelio Celso, ad esempio,
consigliavano nelle patologie respiratorie il soggiorno in località
marine. Tuttavia, con l'avvento del Cristianesimo, questa pratica
fu completamente abbandonata nella medicina occidentale. Solo tra
il XVII e il XVIII secolo alcuni autori, fra cui gli italiani Giuseppe
Lanzoni (1663 - 1730) e Antonio Cocchi ( 1695 - 1758) e gli inglesi
John Floyer (1649 - 1734) e Richard Russel (1700 - 1771) ripresero
gli studi sui benefici effetti che la talassoterapia poteva avere
sulla patologia tubercolare.
Nel 1849 il livornese Edoardo Bargagli propose di convertire uno
dei Lazzaretti di Livorno in un nosocomio marino per la cura della
tisi e delle malattie scrofolose e rachitiche, sia negli adulti
che nei bambini. Questo progetto, mai attuato, prevedeva il ricovero
dei pazienti in camerette singole prospicienti il mare.. E' merito
di un altro toscano Giuseppe Barellai (1813 - 1884) l'aver sostenuto,
in una memoria letta all'Accademia Medico- Fisica di Firenze nel
1853, l'assoluta necessità di inviare al mare gli scrofolosi
e i rachiti. Da questo momento Barellai si fece promotore di una
campagna per favorire ogni iniziativa atta alla costruzione, nelle
località marine, di luoghi idonei per accogliere i malati
che fossero stati inviati al mare per cura. L'invito di Barellai
fu prontamente accolto dalla Società Medica Chirurgica di
Bologna, che promosse e fondò a questo scopo, nel 1874, un'
Opera Pia, che affittò a Rimini locali idonei a ricoverare,
nella stagione estiva, i bambini bisognosi di cura. Successivamente
per gli immensi benefizi che la cura marina determinava, gli amministratori
dell'Opera Pia, consci che i benefici accumulati dai piccoli degenti
durante la stagione estiva si perdevano, il più delle volte,
nella stagione successiva, decisero la costruzione di ospedale sul
litorale marino, che avesse funzionato tutto l'anno.
Il grande clinico bolognese Augusto Murri, fu uno dei più
strenui difensori di quest'idea, che si realizzò nel 1911
con l'inaugurazione di un Ospedale sul litorale di Rimini, a lui
intitolato. Nella costruzione dell'Ospedale, opera dell'ing. Marcovigi,
venne scelto il modello a padiglioni, costituito da un corpo centrale
e due laterali, connessi fra loro da ampi corridoi, chiusi da vetrate.
Nel corpo centrale erano ospitati gli uffici amministrativi, le
sale di medicazione, i laboratori per le indagini chimiche, microbiologiche
, batteriologiche, il gabinetto di radiologia, le cucine, le lavanderie
e tutti i servizi; in quelli laterali i dormitoi: uno per i maschi,
l'altro per le femmine con una capacità di ospitare 600 fanciulli.
In due fabbricati distinti dall'edificio principale e distanti da
esso circa 100 metri furono alloggiati i reparti per i bambini affetti
da malattie infettive.
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