LES EFFETS DE LA DIFFUSION DU MODELE PAVILLONAIRE

Stéfano ARIETI, Professeur d'histoire de la médecine, Université de Bologne, Italie


L'azione benefica e salutare del mare fu conosciuta fin dall'antichità: Areteo di Cappadocia, Celio Aureliano e Cornelio Celso, ad esempio, consigliavano nelle patologie respiratorie il soggiorno in località marine. Tuttavia, con l'avvento del Cristianesimo, questa pratica fu completamente abbandonata nella medicina occidentale. Solo tra il XVII e il XVIII secolo alcuni autori, fra cui gli italiani Giuseppe Lanzoni (1663 - 1730) e Antonio Cocchi ( 1695 - 1758) e gli inglesi John Floyer (1649 - 1734) e Richard Russel (1700 - 1771) ripresero gli studi sui benefici effetti che la talassoterapia poteva avere sulla patologia tubercolare.

Nel 1849 il livornese Edoardo Bargagli propose di convertire uno dei Lazzaretti di Livorno in un nosocomio marino per la cura della tisi e delle malattie scrofolose e rachitiche, sia negli adulti che nei bambini. Questo progetto, mai attuato, prevedeva il ricovero dei pazienti in camerette singole prospicienti il mare.. E' merito di un altro toscano Giuseppe Barellai (1813 - 1884) l'aver sostenuto, in una memoria letta all'Accademia Medico- Fisica di Firenze nel 1853, l'assoluta necessità di inviare al mare gli scrofolosi e i rachiti. Da questo momento Barellai si fece promotore di una campagna per favorire ogni iniziativa atta alla costruzione, nelle località marine, di luoghi idonei per accogliere i malati che fossero stati inviati al mare per cura. L'invito di Barellai fu prontamente accolto dalla Società Medica Chirurgica di Bologna, che promosse e fondò a questo scopo, nel 1874, un' Opera Pia, che affittò a Rimini locali idonei a ricoverare, nella stagione estiva, i bambini bisognosi di cura. Successivamente per gli immensi benefizi che la cura marina determinava, gli amministratori dell'Opera Pia, consci che i benefici accumulati dai piccoli degenti durante la stagione estiva si perdevano, il più delle volte, nella stagione successiva, decisero la costruzione di ospedale sul litorale marino, che avesse funzionato tutto l'anno.

Il grande clinico bolognese Augusto Murri, fu uno dei più strenui difensori di quest'idea, che si realizzò nel 1911 con l'inaugurazione di un Ospedale sul litorale di Rimini, a lui intitolato. Nella costruzione dell'Ospedale, opera dell'ing. Marcovigi, venne scelto il modello a padiglioni, costituito da un corpo centrale e due laterali, connessi fra loro da ampi corridoi, chiusi da vetrate. Nel corpo centrale erano ospitati gli uffici amministrativi, le sale di medicazione, i laboratori per le indagini chimiche, microbiologiche , batteriologiche, il gabinetto di radiologia, le cucine, le lavanderie e tutti i servizi; in quelli laterali i dormitoi: uno per i maschi, l'altro per le femmine con una capacità di ospitare 600 fanciulli. In due fabbricati distinti dall'edificio principale e distanti da esso circa 100 metri furono alloggiati i reparti per i bambini affetti da malattie infettive.